Privacy Policy Cookie Policy After the end: Eduardo Scarpetta, Denise Capezza e Francesco Saponaro raccontano l’opera in scena al Teatro Sannazaro – Newsflix
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After the end: Eduardo Scarpetta, Denise Capezza e Francesco Saponaro raccontano l’opera in scena al Teatro Sannazaro

Il Cantiere Residenze del Teatro Sannazaro, officina per la sperimentazione di drammaturgie in divenire, è stato la culla ideale del progetto nato dal volere di Eduardo Scarpetta e Denise Capezza per il loro After the end, sviluppato assieme al regista Francesco Saponaro.
Lo spettacolo teatrale prende vita dal thriller psicologico dell’autore Dennis Kelly, tradotto dall’attrice napoletana Monica Nappo, che narra la storia di due giovani innamorati, rinchiusi in un bunker degli anni ottanta a causa di una presunta esplosione nucleare.

L’idea dello spettacolo spinta dalla bramosia di crescita di Eduardo Scarpetta, figlio d’arte che cammina con la sue gambe

Da sempre sono stato con i miei genitori in tournée, dietro le quinte e nei pulmini.
Ho cominciato a nove anni con mio padre, che mi ha fatto prendere parte a Feliciello e Feliciella di Eduardo Scarpetta per i 150 anni dalla sua nascita. Quando uscivo di scena ero il bambino più felice del mondo.
Ho sempre pensato che dall’alto mi fosse arrivato un segnale. Ho cominciato con lui a nove anni, poi a undici mi è stato tolto.
Il messaggio che ne ho letto è che mio padre mi ha fatto assaggiare il teatro e che se volevo farlo, dovevo farlo con le mie gambe.
Come Luca De Filippo è cresciuto sotto l’ala di Eduardo De Filippo per poi creare la compagnia col nome di famiglia e prendere la propria strada, così probabilmente sarebbe successo a me, ma non lo sapremo mai.
Il fatto che mi sia stato tolto mi ha spinto a cercare le altre carte per arrivare a fare questo lavoro.
Ho deciso di muovermi e studiare, poiché nelle vene avevo già la recitazione e quindi dovevo accrescere questa fortuna.
E con questo metodo sono arrivato a ventisei anni a fare questo lavoro già da diciassette e ho provato già tutto a tutti i livelli, dall’internazionale, al teatro, alla televisione.
Da un mese e mezzo sono impegnato con After the end, uno spettacolo al Teatro Sannazaro con Denise Capezza e il regista Francesco Saponaro, credo tanto in questo progetto che ho spinto personalmente.

Ciò fa parte della crescita professionale di un artista, mossa della passione e dell’amore per il mestiere.
Proprio perché qualsiasi cosa io faccia nella vita è canalizzata e finalizzata al lavoro che ho scelto.

La nascita di After the end nelle parole di Francesco Saponaro

“Io e Scarpetta ci conosciamo ormai da un decennio. Indipendentemente dal nome che porta ho visto nell’adolescente Eduardo un pesce nel suo brodo in questo mestiere, per il talento e per questa capacità fin da ragazzino di stare in palcoscenico con una naturalezza sanguigna.
È un giovane in grande ascesa, che l’anno scorso mi ha proposto di lavorare su Dennis Kelly e su After the end, nell’ambito del progetto
di consulenza artistica che curo al Sannazaro, in particolare proprio per il Cantiere Residenze.
Poi è entrata nel progetto anche Denise Capezza e l’esito positivo di questo studio mi ha fatto decidere di imbarcarmi e di dare un contenuto operativo, assumendomi la responsabilità della regia dell’opera teatrale che andremo a presentare il 21 dicembre.”

Una sperimentazione macroscopica nel microscopico

“L’opera è particolare nella sua natura così microscopica”, afferma Francesco Saponaro.
“Il perfettamente grande non corrisponde al perfettamente potente. Un atomo di uranio è più potente di una massa enorme, ha più energia.
Volevo che questo spettacolo non avesse filtri, che non avesse questa distanza che diventa anche distanza emotiva dall’avvenimento teatrale. Quindi abbiamo deciso di realizzarlo in una piccola sala che somiglia al bunker, per far vivere al pubblico le stesse sensazioni di Louise (Capezza) e Mark (Scarpetta), dandogli la percezione e il senso di vivacità, utilizzando lo stile del cinema-documentario d’ispirazione pasoliniana.
Abbiamo pochissime luci, alcune delle quali sono delle lampadine led, che ricordano quelle di emergenza di un vero bunker.
Un lavoro accurato può creare un’alchimia di festa del teatro e dell’anima.”

Mark e Louise, storia di un amore malato, ma quotidiano

Sebbene questa sia una storia molto controversa, quello che ci diciamo tutti i giorni è che è una storia d’amore, problematica, in cui ci rispecchiamo tutti”, afferma il regista.
“Mark è una sorta di accattone contemporaneo con un grande disagio, che fa esplodere in un amore controverso e irrisolto nei confronti di questa ragazza.
È una presunta normalità che fa parte delle nostre vite
.
Come diceva Anton Čechov, è quello che racconta e rappresenta l’animo umano che ci interessa raccontare e rappresentare.
Volevamo creare un’offerta culturale che oltre a pensare al giusto divertimento pensa ad entrare con un po’ più di coraggio e forza nelle fratture dei sentimenti umani.
Il teatro è un dialogo di connessioni, una crasi di riferimenti, dietro c’è la psicoanalisi moderna.
Spesso gli esseri umani che non hanno risolto il loro problema di narcisismo estorcono con il ricatto il bene che credono di compiere nei confronti di qualcuno.
Questo accade sempre nelle nostre vite, in tutti i rapporti interpersonali.
È quando non si è ben risolta la posizione personale che si usa il ricatto e l’ostaggio della violenza per possedere e non per amare
, come Mark.”

Denise Capezza racconta l’amore della sua Louise

“Francesco durante le prove ha citato una frase che mi è rimasta impressa su quanto l’amore, che dovrebbe curare le ferite del mondo, giustifica i suoi mezzi. Alla fine di questo testo ci chiederemo se tutto quello che avviene è necessario che avvenga.
Perché stiamo parlando di un amore malato che porta a delle conseguenze estreme nelle vite di entrambi.”

Due attori internazionali tornati nella propria terra per produrre uno spettacolo

“La bellezza del progetto sta anche nella poesia di due attori ormai importanti che fanno cinema e televisione, molto noti e con appeal mediatico, che nonostante i loro impegni e opportunità che potrebbero distrarli dalla vera natura dell’essere attori, hanno proposto un progetto simile contribuendo col loro lavoro lungo e appassionato, diventando anche produttori di se stessi.” Elogia Saponaro.

Denise Capezza e il dovere dell’artista

“L’esigenza di ogni artista è quella di prendere parte a dei progetti che ti fanno sentire che stai studiando e lavorando a qualcosa di profondo, che ha un messaggio importante.
Al di là del mondo super patinato delle serie TV, sento l’esigenza di andare nel profondo e di studiare dei personaggi intensi, dei testi comunicativi e importanti che pongono quesiti e realtà scomode, come questo.
L’obiettivo e il dovere di un artista è quello di comunicare, e questi progetti mi tengono viva.

Spesso sui set cinematografici e televisivi non hai la possibilità di immergerti completamente in un ruolo, ci sono tante infrastrutture da rispettare, devi far attenzione al millimetro, al frastuono del set, il teatro invece è un lavoro immersivo, un viaggio iniziatico.
Stiamo un’ora e mezza in scena, non c’è niente che ci aiuterà, se non noi stessi.
Noi viviamo e creiamo il prodotto finito, rispetto alla TV.
Al cinema molto dipende dal montaggio, al teatro decidi tu quello che vuoi far vedere.”

Eduardo Scarpetta, Denise Capezza e Francesco Saponaro vi aspettano al Teatro Sannazaro con After the end nelle seguenti date:

  • 21 dicembre, alle ore 18:00
  • 22 dicembre, alle ore 21:30
  • 27 dicembre, alle ore 19:00
  • 28 dicembre, alle ore 24:00
  • 1 gennaio, alle ore 20:00
  • 2 gennaio, alle ore 21:00