Privacy Policy Cookie Policy L’Amica Geniale: Eduardo Scarpetta si racconta parlando della serie – Newsflix
Crea sito

L’Amica Geniale: Eduardo Scarpetta si racconta parlando della serie

Ventisei anni, il portamento fiero di chi è cosciente di cosa ha da offrire e una vita dedicata all’arte.
Così appare Eduardo Scarpetta, Pasquale Peluso nella fortunata serie L’Amica Geniale, prodotta in collaborazione tra l’azienda statunitense HBO e la nostrana Rai Fiction.

L’attore dal nome importante e dalla carriera pregna smentisce le voci di corridoio che volevano la produzione del terzo ciclo di episodi già partita.
Conferma, però, la sua presenza nella seconda stagione, riproposizione su schermo di Storia del nuovo cognome, secondo volume della tetralogia di Elena Ferrante da cui nasce la serie.

Il nuovo Scarpetta protagonista delle scene spiega come è nato il suo coinvolgimento ne L’Amica Geniale.

Sara Casani, braccio destro di Laura Muccino che si occupa dei casting di Gomorra e de L’Amica Geniale, ha voluto incontrarmi al Centro Sperimentale che frequento e due giorni dopo Gianni Chiffi, il mio attuale agente, a scatola chiusa mi ha scelto e preso nella sua agenzia, la Volver, fidandosi di lei.
Da lì provini e ruoli.
All’epoca del provino per L’Amica Geniale nessuno sapeva cosa sarebbe diventata. Era una serie tratta da libri che non conoscevo di una scrittrice che non sapevo chi fosse.
Ma credo di aver fatto uno dei provini migliori che io abbia mai sostenuto. Mi sento di dire che ne avvertii la riuscita dalle strette di mano con Saverio, dagli sguardi, dal modo in cui Laura Muccino mi ha salutato, dall’interesse mostrato.

Con quest’ultima avevo già fatto tre provini per Gomorra, col senno di poi non mi è andata male.
Per L’Amica Geniale ci sono stati due appuntamenti, ma in realtà per me sono stati tre.
Alle nove del mattino di quello che doveva essere il giorno decisivo, passava a prenderci un pulmino a Termini.
La sera prima, come mio solito, stavo provando la parte. Alle due meno un quarto apro un file che non avevo mai visto. Ed era la scena sotto il palazzo degli Spagnuolo.
Io ero basito perché era anche bella corposa. Allora ho provato a fare mezz’ora di memoria, ma mi serviva riposo per la giornata successiva.

Al mattino ho provato ancora a fare memoria, ho anche fatto da spalla a un altro, ma ero impreparato.
Decisi perciò di essere sincero. Vedendomi mortificato, Saverio mi disse di tornare il giorno dopo per quella scena.
E la mattina seguente ho fatto quello che ritengo essere il provino migliore della mia vita.”

Di Pasquale Peluso, al quale ha così prestato il volto, dice:

“Mi ha colpito l’attivismo costante che lo caratterizza.
Pasquale non cede mai, non demorde mai, si può ammorbidire, ma non dimentica mai quello che abbiamo visto nella prima stagione.
Questa è l’interpretazione che gli davo io.

Saverio [Costanzo] e gli altri mi dicevano di renderlo tranquillo in alcune scene, come in quella del Capodanno a casa Carracci, ma io ho voluto tenere sempre fede al suo essere, anche rispettando la stima mancante nei confronti di Stefano, perché tutto questo porterà alla storyline di Pasquale delle prossime stagioni e alle vicissitudini causate da quella famiglia.
Ciò perché lui risponde sempre, non abbassa mai la testa. Come vedremo nel susseguirsi dei libri e della storia, non la abbasserà mai.
Il suo principio è e sarà: Ci ho provato tutta la vita, ma almeno ci ho provato”.

Così nasce l’esperienza televisiva per un attore con una spiccata predilezione teatrale e la bramosia dell’accrescimento personale.

Da sempre sono stato con i miei genitori in tournée, dietro le quinte e nei pulmini.
Ho cominciato a nove anni con mio padre, che mi ha fatto prendere parte a Feliciello e Feliciella di Eduardo Scarpetta per i 150 anni dalla sua nascita. Quando uscivo di scena ero il bambino più felice del mondo.
Ho sempre pensato che dall’alto mi fosse arrivato un segnale. Ho cominciato con lui a nove anni, poi a undici mi è stato tolto.
Il messaggio che ne ho letto è che mio padre mi ha fatto assaggiare il teatro e che se volevo farlo dovevo farlo con le mie gambe.
Come Luca De Filippo è cresciuto sotto l’ala di Eduardo De Filippo per poi creare la compagnia col nome di famiglia prendendo la sua strada, così probabilmente sarebbe successo a me, ma non lo sapremo mai.
Il fatto che mi sia stato tolto mi ha spinto a cercare le altre carte per arrivare a fare questo lavoro.
Ho deciso di muovermi e studiare, poiché nelle vene avevo già la recitazione e quindi dovevo accrescere questa fortuna.
E con questo metodo sono arrivato a ventisei anni a fare questo lavoro già da diciassette e ho provato già tutto a tutti i livelli, dall’internazionale, al teatro, alla televisione.
Da un mese e mezzo sono impegnato con After the end, uno spettacolo al Teatro Sannazaro con Denise Capezza e il regista Francesco Saponaro, credo davvero tanto in questo progetto che ho spinto personalmente.

Ciò fa parte della crescita professionale di un artista, mossa della passione e dell’amore per il mestiere.
Proprio perché qualsiasi cosa io faccia nella vita è canalizzata e finalizzata al lavoro che ho scelto.

LEGGI ANCHE: After the end: Eduardo Scarpetta, Denise Capezza e Francesco Saponaro raccontano l’opera in scena al Teatro Sannazaro

Come Scarpetta, altri attori professionisti compongono il cast de L’Amica Geniale, assieme a persone al primo approccio con la recitazione.

“Da dove sono partiti hanno tutti fatto un gran lavoro, noi che l’abbiamo vissuto da dentro lo abbiamo visto davvero.
Anna Redi — coach da otto anni di Stefano Accorsi — e Antonio Calone — regista che ha fatto da coach per la serie — hanno messo i primi mattoni facendoci fare tanta improvvisazione, perché quando lavori con chi non è attore devi necessariamente partire dalla persona, col famoso metodo Stanislavskij per capirci, riportando sulla scena la cosa più simile al personaggio che il singolo ha vissuto nella vita.
Abbiamo creato i personaggi, i movimenti, studiandoli partendo sempre dall’improvvisazione.
Leggevamo le scene e dovevamo farle nostre con parole nostre per poi arrivare alla scena vera, come si è visto dal documentario La mia amica geniale.

Poi abbiamo lavorato sul dialetto.
C’è chi è di Torre Annunziata, chi di Torre del Greco, Gaia è di Vico Equense, Margherita di Piazza Dante e il dialetto non lo masticava, c’è stato un necessario lavoro sul napoletano comune che dovevamo parlare tutti.
Per me è stato più facile perché è la lingua che parlo da sempre in famiglia e sono stato contento perché Anna e Saverio mi hanno proposto di dare una mano in questo ambito.
Allora ho portato delle fotocopie e abbiamo ascoltato Omm’ ‘e vin di Raffaele Viviani recitato da mio padre, Mario Scarpetta. L’abbiamo ascoltata e letta, coi suoi termini straordinari che si sono persi, ma che sono davvero meravigliosi e utili al caso specifico.

Con le riprese della seconda stagione terminate e la saga letteraria alla quale fare fede, il cast della terza stagione dovrebbe cambiare per esigenze di scena dovute all’età anagrafica.

Nella terza stagione — che era nei piani originali, ma che non è ancora partita in alcun modo e per la quale passerà ancora un po’ di tempo logico i nostri personaggi saranno ormai maturi, sarebbe quindi difficilmente credibile per noi impersonarli.
Non sappiamo se torneremo per qualche scena, non c’è nulla di certo.
Ci siamo salutati a fine riprese, ma Saverio ci tiene sempre sul filo, non chiude mai del tutto. Lascia sempre una speranza.

Eduardo Scarpetta vi aspetta al cinema il 27, 28 e 29 gennaio con la premiere della seconda stagione de L’Amica Geniale che andrà poi in onda dal 10 febbraio su Rai1 e al Teatro Sannazaro il 21, 22, 27 e 28 dicembre e il primo e il 2 gennaio con After the end.

Per tutte le novità su L’Amica Geniale, su serie TV e film, segui la nostra pagina Facebook, Twitter e Instagram.