Netflix, Sense8 e la questione diritti

Nelle settimane successive alla cancellazione di Sense8 da parte di Netflix si sono susseguite campagne per riportare in vita lo show, ma il colosso di streaming pare non aver dato ascolto a nessuna iniziativa. Con la speranza ormai ai minimi termini, i fan stanno ora pregando Netflix di salvare i tanto cari sensate cedendo i diritti a un’emittente televisiva, a un’altra piattaforma di streaming oppure finanziando l’ultima stagione con attività di crowdfunding. Tutte cose tutt’altro che semplici, anzi diremmo quasi impossibili. Vediamo insieme perché, partendo dalle basi.

Netflix detiene il 100% dei diritti di Sense8; senza la cessione o la concessione dei diritti nessuno, nemmeno la creatrice della serie Lana Wachowski, può continuare il progetto, neanche cambiando nome alla serie e ai personaggi (illegale e perseguibile) come ipotizzato da qualcuno.

Il crowdfunding.
Innanzitutto, come già ribadito, per mettere in piedi un crowdfunding a favore di Sense8 servirebbero i diritti. Se, ad esempio, la creatrice della serie decidesse di organizzare un crowdfunding, non potrebbe farlo senza il permesso (leggasi diritti) della piattaforma americana. E allora perché non lo organizza Netflix stesso se, come ha sostenuto, è una questione di budget troppo elevato per una audience non altrettanto importante? Perché significherebbe far passare il messaggio che Netflix non ha le disponibilità economiche per sostenere una nuova stagione e deve ricorrere agli stessi fan della serie per poterla realizzare. Non sarebbe proprio la migliore immagine per un servizio mondiale.
Inoltre, come già twittato dal co-creatore Straczynski, “la più grande campagna Kickstarter di sempre non coprirebbe due episodi di Sense8”, pertanto si tratta di una pista alquanto impraticabile.

La cessione dei diritti a un’emittente televisiva, a una piattaforma o ai creatori della serie.
Cedere i diritti significherebbe cedere lo show a qualcun altro. Netflix dovrebbe rimuovere dalla piattaforma le due stagioni di sua proprietà per cederle a terzi. Questo, de jure, è quel che succede quando i diritti passano da una emittente a un’altra; lo stesso varrebbe per i nuovi media, come le piattaforme streaming (Netflix e Hulu, per citare le più famose). Nella migliore delle ipotesi potrebbe “condividere” i diritti mantenendo gli episodi all’attivo e accordarsi con la nuova casa di Sense8 per poter inserire il finale/la nuova stagione una volta realizzato/a. In questo scenario Sense8 sarebbe fruibile su due media differenti. Già solamente spiegarne le dinamiche risulterebbe insolito, figuriamoci realizzarlo. Insolito, ma non impossibile.
Netflix, a oggi, è l’unico a poter trasmettere legalmente la serie in oggetto, è completamente una sua esclusiva. Anche senza un finale, anche dopo tutto il caos creato dai fan, rimane un suo contenuto originale che continua a registrare visualizzazioni. Anzi, dopo le proteste anti-cancellazione, il buzz generato ha portato a un’impennata di interesse verso la serie. Se da una parte alcuni utenti Netflix non hanno voluto iniziarla sapendo della cancellazione, tanti l’hanno guardata proprio per capire come mai così tanta gente si è mobilitata contro la decisione di non rinnovare lo show. Insomma, in questo momento a Netflix fa comodo tenersi strette le due stagioni di Sense8 piuttosto che lasciare a un’altra emittente la missione di produrre nuovi episodi, col rischio che si riveli un successo e che ciò si rifletta in maniera negativa sul servizio di streaming più grande al mondo, reo di non averci creduto.

Ma ci sono emittenti e piattaforme disposte a comprare i diritti di Sense8? La risposta è affermativa. Molti network televisivi e piattaforme metterebbero volentieri le mani sulla serie consci del suo potenziale, specie dopo tutte le campagne che hanno dato un’enorme visibilità al prodotto originale Netflix. Quest’ultimo, sapendo della situazione, ha men che meno intenzione di cedere i diritti, facendo leva sul fatto di essere l’unico medium legale grazie al quale poter guardare Sense8. E per un servizio che guadagna quasi esclusivamente attraverso gli abbonamenti mensili, ciò non è assolutamente poco.

La domanda dei fan di Sense8 allo stato attuale è la seguente: cosa può ancora accadere, dunque? Uno scenario futuribile potrebbe vedere la cessione dei diritti una volta che Sense8 non farà più parlare di sé e di Netflix, che sia in maniera positiva o negativa. Va da sé che Netflix sta adottando la filosofia del “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”. E, a oggi, al colosso di streaming fa molto comodo che se ne parli. La cessione o la concessione dei diritti potrebbe avvenire più avanti nel tempo, una volta affievolitosi il buzz attualmente ancora in circolo.

Uno scenario alternativo sarebbe quello di un cambio di politica da parte di Netflix, in seguito alla perdita di abbonamenti dovuta alla cancellazione di questo e dei prossimi show. Come già annunciato dal CEO di Netflix Hastings, infatti, sono in programma altre cancellazioni sui contenuti originali e l’azienda californiana non può permettersi ulteriori mobilitazioni di questa portata.
Anche un cambio ai vertici potrebbe spingere a fare marcia indietro su alcune decisioni che oggi sono definitive. The Get Down, Sense8 e altre serie senza finale potrebbero essere riesumate per risollevare l’immagine dopo un periodo negativo per il servizio di streaming. Tuttavia, al momento si tratta di una pista fredda, il board di Netflix pare essere ben saldo e non vi sono cambi di rotta nel breve periodo.
Per rimanere in tema di dietrofront, l’ultima ipotesi vedrebbe il colosso americano desistere dalla sua ferma posizione di non regalare un prosieguo, in seguito alle numerose sollecitazioni dei fan e della produzione di Sense8. Speranza ancora viva, sebbene flebile, considerando che non vi è stato alcun incontro tra le due parti in causa.

Una soluzione low cost per accontentare i fan senza cedere i diritti sarebbe, un giorno, quella di realizzare una graphic novel in stile Revolution (serie cancellata nel 2014 e riesumata in forma di fumetto un anno dopo) o un libro per dare un degno finale alla serie. Ma quanti fan si accontenterebbero di alcune pagine, dopo l’ottimo lavoro svolto dalla produzione di Sense8 in queste prime – e uniche – due stagioni?

 

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