X-Men – Dark Phoenix: La recensione in anteprima

La saga degli X-Men è giunta a conclusione; l’ultimo capitolo, Dark Phoenix, è da oggi, 6 giugno 2019, nelle sale cinematografiche.
Si segna così la fine del racconto ventennale grazie a uno dei personaggi femminili del team: Jean Grey. La giovane donna è interpretata da una calzante, convincente Sophie Turner, sulla cresta dell’onda per il recente addio a Game of Thrones.

Fenice Nera è centrale e protagonista delle ultime due ore del franchise per una duplice motivazione: risulta essere l‘eroina della storia, ma al contempo l’antagonista di se stessa e del suo stesso team.

Apertasi con un’azione altruistica del membro degli X-Men, la trasposizione cinematografica dei Marvel Comics verte sulla conseguenza che questo accadimento ha avuto sulla vita di Jean Grey.
L’eroina, scontratasi con una misteriosa forza cosmica, ha ricevuto in dono da quest’ultima una mole di potere considerevole e incontrollabile, che le regala una conoscenza tale da mettere in crisi tutte le certezze affettive conquistate nel corso della sua esistenza.

Conseguentemente a ciò, essenziale e primario appare per tutta la durata della pellicola il tema della famiglia.
Non si tratta più solo di un team, unito dal caso e dalle circostanze, ma di un nucleo familiare con tutte le problematiche annesse, unito dall’amore.
Ed è questo il focus col quale bisogna guardare alla fine della saga: gli X-Men sono diventati una famiglia, pronta a spalleggiarsi, pronta a mettersi in dubbio, pronta a lottare per l’altro nonostante quest’ultimo al momento non lo meriti appieno.
Questo è il potere dell’amore familiare, l’unico potere che può riuscire a salvare il gruppo di eroi dalle minacce esterne, ma soprattutto dalle minacce interne.

Sebbene, infatti, il nemico sia presente anche in questo film e sia interpretato da un’artista del calibro di Jessica Chastain, non risulta così spaventoso e preoccupante come i villain che siamo abituati a incontrare nella saga.
Smith non è l’antagonista della storia, è un personaggio presente che, per quanto voglia crear scompiglio, appare accessorio e secondario, inconsistente ed irrisorio rispetto allo scompiglio già creato dalla protagonista, vero muro da abbattere per la serenità di gruppo, vera minaccia alla vita altrui.
Il nemico ultimo appare la rabbia, il conseguente dolore scaturitone e il modo in cui gli affetti ne rispondono.

La protagonista subisce una svolta dark senza che sia stato precedentemente ben approfondito il suo status originario.
Per quanto la caratterizzazione e l’introspezione della Grey siano state analizzate lungo il corso della trasposizione, poco sappiamo della Fenice che è stata prima della svolta, come poco sappiamo dal singolo film di quasi tutti gli altri membri del team.
Ne conosciamo i poteri, ben analizzati e sfruttati nelle scene d’azione godibili sotto il punto di vista visivo e di intrattenimento, ma non ne conosciamo l’interiorità in questo capitolo.

Breve plauso va fatto a Michael Fassbender e al suo Magneto che, nonostante le poche scene, appare punto di interesse e degno di nota.
Un personaggio cambiato, cresciuto e rabbonito che mantiene il carisma che lo caratterizza.
Carisma riscontrabile anche in un altro punto focale di X-Men, il Professor Xavier.
Interpretato da un buon James McAvoy, il capogruppo mostra nello svilupparsi della trama le caratteristiche tipiche del leader, mentre affronta i dubbi della giovane protagonista ribelle dei quali appare responsabile.

Questa interiorizzazione dell’eroe, quest’umanizzazione del dotato e questa capacità di immedesimazione permessa dall’opera grazie a Jean, passano, però, attraverso un parlato mainstream e scontato.
L’utilizzo di battute basiche quali “Dovremmo chiamarci X-Women” di una marginale ma sempre pertinente Jennifer Lawrence, per sottolineare la centralità della figura della donna nella pellicola e “Le emozioni ti rendono debole”, “No, sbagli, le emozioni mi rendono forte”, sebbene calzanti e sintomatiche del film, risultano già masticate, finiscono con l’essere per niente originali, sminuendo i valori e i concetti portati avanti per tutta la lunghezza del capitolo finale.

Dark Phoenix risulta un prodotto di intrattenimento che fa ciò che si prefissa: intrattiene.
L’opera è ciò che ci si aspetta da un prodotto di supereroi del 2019: donna al centro della scena, storia d’amore presente, ma non centrale, valori affettivi dominanti, effetti speciali credibili e quel giusto quantitativo di azione che non stanca e non annoia, poiché variegato grazie ai molteplici poteri a disposizione.

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